mercoledì 9 agosto 2017

ANGOLO DEI POETI - Giuseppe Denaro (Turneddu) -

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                                                        Dicitore l'attore Armando Carruba


GIUSEPPE DENARO (Catania 1886-Palermo 1972)
 Nella sua vita ebbe due passioni: il mare e la poesia siciliana.  In disaccordo con la famiglia che lo voleva un affermato professionista, preferì la carriera marittima. Dopo il diploma all’istituto nautico, si imbarcò come mozzo in una nave di proprietà della famiglia Martoglio, capitanata proprio dal giovane rampollo Nino. Fu in quel periodo che cominciò a coltivare la poesia Siciliana. I suoi primi componimenti furono imperniati tutti sull’amore. Partecipò in mare alle operazioni belliche durante la Prima guerra mondiale. Nel 1918 il poeta si sposa e si trasferisce definitivamente a Palermo. In questa città comincia a frequentare ambienti della letteratura dialettale siciliana. Quando nel 1925  deciderà di smettere con la navigazione, prenderà le redini del giornaletto dialettale “PO’ TU CUNTU”.  In poco tempo, questo periodico si trasformerà nell’organo di diffusione della poesia dialettale per eccellenza. Quasi tutti i poeti dialettali di Sicilia vi pubblicarono i loro componimenti; i critici fecero a gara per inserire  recensioni e opinioni circa le nuove tendenze della letteratura dialettale di quel periodo. Giuseppe Denaro dedicò interamente la sua vita e i suoi risparmi a periodico; scriveva, selezionava i lavori e si occupava perfino della stampa presso la tipografia. Spesso si firmava con lo pseudonimo di  “Turneddu”, in omaggio a “Turno” un giornalista che in un noto giornale a tiratura nazionale, pubblicava una fortunata rubrica di costume a quell’epoca molto seguita. Denaro, muore due giorni dopo l’uscita del 3 giugno 1972 del giornale. Proprio in quel numero, in una sua poesia diede l’addio alla vita e al suo giornale con i drammatici versi: “ Ma s’è distinu chi prestu murrai, muriremu abbrazzati tutti dui”.Nel corso della sua attività letteraria,
(dal Blog IL PRISMATICO)
LU CAMPANARU DI LU ME PAISI
Oh turri antica, rustica, mmastina,
gran sintinella di la nostra Chiana,
ti saluta lu suli a la matina
e l'Etna ti vasa a la luntana.
Quanta storia, a la menti mia mischina,
tu ci richiami d'epuca luntana,
arabi, turchi, svevi e la scintina
razza francisa di funesta fama.
Quanti battagghi, quanti tradimenti...
di sangu ni vidisti ciumi chini,
di li straneri e di sicana genti.
Ma vardannu li populi caini,
si soni a mortu, dici indifferenti:
"V'aspettu a tutti!... pugnu d'assassini!"
Giuseppe Denaro

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